il movimento d’avanguardia esprime la rottura con il canone dominante, e proclama con forza un programma artistico a esso alternativo

L'Avanguardia

Cosa sono le avanguardie?

Il termine “avanguardia” deriva dal linguaggio militare. Indica una pattuglia che va più avanti del grosso dell’esercito e che è dunque composta da soldati più arditi e spericolati. In campo artistico e letterario, il concetto di avanguardia è tipicamente moderno: presuppone infatti la coscienza della mercificazione e della museificazione dell’arte, la consapevolezza cioè che l’arte viene venduta sul mercato come ogni altra merce ed è alla fine destinata al museo che la neutralizza, cancellandone gli intenti polemici e demistificatori e destinandola a una pura contemplazione estetica che ne vanifica il messaggio di protesta e di rottura. Presuppone inoltre la perdita di “aureola” da parte degli artisti e di “aura” (cioè del carattere di sacralità) da parte dell’arte e dunque una condizione di marginalità e di estraneità dell’intellettuale: di qui, gli atteggiamenti ribellistici e sostanzialmente anarchici dei movimenti d’avanguardia.Gli artisti di avanguardia si uniscono fra loro, formando gruppi combattivi che vogliono opporsi sia alla mercificazione, sia alla museificazione. Perciò nei loro atteggiamenti sono sempre presenti la sfida e la provocazione, lo sberleffo e la polemica contro il pubblico, il quale viene preso di mira perché ancora legato al gusto della tradizione e dunque “arretrato”, ed espressione di quella borghesia gretta e affarista che gli autori di avanguardia vogliono contestare.Ovviamente non sfugge agli autori di avanguardia più consapevoli il carattere ambiguo e impotente della propria rivolta: poiché anch’essi producono opere d’arte, queste saranno fatalmente destinate a essere vendute e neutralizzate dal mercato e dal museo. Perciò nei suoi esiti estremi l’avanguardia tende a criticare la propria stessa produzione, attraverso forme di autocontestazione interna che mirano a porre in discussione l’arte stessa.Un carattere costante dell’avanguardia è l’alto tasso di autocoscienza artistica, che si esprime rigorosamente in programmi di poetica affermati con decisione estrema nella forma sintetica del “manifesto”. Attraverso tali dichiarazioni il movimento d’avanguardia esprime la rottura con il canone dominante, e proclama con forza un programma artistico a esso alternativo. Altra caratteristica dell’avanguardia è l’interartisticità, cioè la tendenza a formulare programmi validi per i vari tipi di arte e a raggruppare insieme letterati, musicisti, pittori. Prime forme di atteggiamenti di avanguardia s’incontrano nel corso della seconda metà dell’Ottocento, in pittura e in letteratura (in Baudelaire, in Rimbaud, nel Simbolismo).In Italia tendenze di avanguardia sono presenti nel gruppo della Scapigliatura e in quello che promuove il Verismo (Verga, Capuana). Ma le prime vere avanguardie sono novecentesche. Il primo Novecento, in particolare, è il periodo delle avanguardie: Espressionismo, Futurismo italiano, Cubofuturismo russo, Dadaismo e Surrealismo si succedono dai primi anni del secolo sino alla seconda metà degli anni Venti, diminuendo tuttavia d’intensità e di estensione a mano a mano che ci si allontana dalla fine della Grande Guerra. I caratteri comuni a questi movimenti sono: In opposizione al Naturalismo e al Decadentismo: all’arte come rispecchiamento oggettivo della realtà si oppone l’arte come visione soggettiva ed espressione dell’inconscio; all’arte come contemplazione, conoscenza separata e privilegiata, manifestazione del Sublime, tipica del Decadentismo, si oppone l’arte come produzione e come tecnica materiale o come gesto, azione e provocazione. Ciò comporta anche l’idea della morte dell’arte, che, diventando azione diretta oppure trasformandosi in oggetto e in prodotto e venendo a patti in tal modo con il mondo delle tecniche e delle macchine, rinuncia non solo alla sua autonomia, ma alla sua stessa esistenza distinta e separata.  Alla concezione di un’arte prodotta da una persona di eccezione, genio, vate e sacerdote, si oppone l’arte come attività di gruppo. Il gruppo di avanguardia “usa” l’attività estetica in modo immediatamente politico, facendone strumento di rivolta anarchica o, in alcuni casi, di rivoluzione collegata a movimenti politici (la rivoluzione socialista in Russia). L’avanguardia si immedesima nel futuro e si batte per esso, subordinando il prodotto estetico al processo di liberazione delle forze nuove. L’arte diventa attività totale, negandosi e autocriticandosi come attività separata: si giunge sino alla dissacrazione dell’arte e alla proposta di distruggere i musei. L’attività artistica delle avanguardie diventa internazionale e interartistica, si estende a ogni paese, riguarda e attraversa tutte le arti (pittura, cinema, teatro, letteratura ecc.) e ne sperimenta tutte le tecniche, con fitti interscambi fra un’arte e l’altra. Le varie tecniche, d’altronde, sono concepite in evoluzione continua: si punta sulla loro innovazione e trasformazione permanenti.  In Italia nasce e si diffonde un solo movimento di avanguardia nel senso stretto del termine (e cioè come gruppo organizzato che sviluppa programmi artistici coerenti sulla base di manifesti teorici): il Futurismo. La tendenza all’avanguardia è tuttavia evidente nei crepuscolari e nei vociani, assumendo, in alcuni autori di questi movimenti, tratti di tipo espressionistico. In altri termini: all’interno di una generale e generica spinta verso atteggiamenti, comportamenti e modi espressivi dell’avanguardia, che accomuna i due distinti gruppi dei crepuscolari e dei vociani, si sviluppano ricerche tipicamente espressioniste che riguardano alcuni di questi autori (Corazzini e Palazzeschi fra i crepuscolari; Boine, Slataper, Jahier, Rebora, Campana e Sbarbaro fra i vociani).

16/01/2014

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