Pier Luigi Manieri - Roma Special Effects è un grande atto d’amore per la letteratura popolare

Roma Special Effects

Uno dei limiti storici dell’Italia è stato la contrapposizione tra la cultura dell’élites e quella del popolo: contrapposizione che non si è limitata a visioni del mondo, a modelli etici ed estetici, ma che si è concretizzata anche nell’utilizzo di lingue differenti, il toscano letterario e il dialetto locale.

 

Contrapposizione che si è tentato, con tutti i limiti connessi a una società a forte tasso di analfabetismo e con un’economia ancora contadina, di ridurre dopo l’Unità d’Italia: una serie di autori, da Settembrini a Collodi, da Nievo a Salgari, da De Amicis a Bertelli hanno cercato di creare una letteratura popolare, che costruisse una base condivisa tra i vari ceti e permettesse la costruzione di un’identità comune.

 

Questo sforzo, funzionale anche agli interessi delle classi dirigenti, che cercavano di omologare le differenze tra gli ex stati della Penisola, portò anche alla nascita di una letteratura fantastica, figlia di due componenti: il recupero del folclore locale e la divulgazione di alcuni motivi di “moda” del secondo romanticismo.

 

Dall’inizio del Novecento in poi, con la diffusione anche in Italia dell’industrializzazione e l’influenza del Futurismo, nacque anche una sorta di proto-fantascienza, caratterizzata da due elementi, che potrebbero sembrare strani al lettore contemporaneo: l’ambientazione delle storie nelle città italiane e il fatto che vi si dedicassero figure della cultura alta, come Bontempelli, Marinetti, Papini, Dohuet.

 

Questa letteratura, però, non sopravvisse al 1945: da una parte, essendo a torto e a ragione, identificata con il regime fascista, subì una sorta di damnatio memoriae. Dall’altra, fu oscurata dalla diffusione, dovuta alla Mondadori, della produzione americana, tramite ad esempio Urania.

 

Diffusione che ha un effetto paradossale: l’aver scelto come canele distributivo le edicole piuttosto che nelle librerie contribuisce inoltre a marginalizzare ulteriormente il genere; molte biblioteche, ad esempio, non acquisiscono i romanzi di fantascienza ritenendola un genere effimero.

 

In parallelo, vi è una degenerazione dell’intellettuale italiano: cede il ruolo di costruzione della cultura di massa alla televisione e si rifugia nella torre d’avorio di sterili avanguardie, incomprensibili ai più, a differenza del Futurismo, perché incapaci di veicolare un vero messaggio di rinnovamento.

 

Con il Post Moderno si è tentato di reagire a questa afonia, recuperando la cultura popolare e rivisitando con nostalgica ironia le sue radici: ma non essendo nulla più che il gioco di intellettuali annoiati, ha lasciato il tempo che ha trovato.

 

Pier Luigi Manieri, con la sua antologia di racconti Roma Special Effects, invece, segue una strada complementare: non vuole nobilitare nulla, perché sa che la cultura pop ha valore in sé, senza troppi orpelli intellettuali. Si limita a evidenziarne la potenza espressiva, recuperandone archetipi, il naufrago, il giustiziere, il guerriero, il truffatore.

 

Roma Special Effects è un grande atto d’amore per la letteratura popolare, in cui si mostra come, nonostante gli snobismi dei letterati con la puzza sotto al naso, questa ha tante cose da dire.

 

Manieri, nei suoi racconti, recupera e attualizza temi antichi, mostrando come, ridotti all’essenziale, siano al di fuori del Tempo e dello Spazio, pronti a essere proiettati in futuri dispotici, poiché alla fine, gli incubi, le speranze e le paure della Natura Umana sono sempre uguali.

 

Esalta lo stupore dell’Individuo dinanzi a un mondo che non comprende, il coraggio di fuggire dal banale e la fame d’azione; tutto ciò che per chi ha smesso di sognare può apparire futile e infantile, ma che in verità costituisce la vera grandezza dell’esistere, ciò che ci spinge ad andare avanti.

 

Perché, come diceva bene Chesterton,

Le fiabe non insegnano ai bambini che esistono i draghi. I bambini lo sanno già. Quel che le fiabe insegnano ai bambini è che i draghi possono essere sconfitti.

 

E quando ce ne dimentichiamo, sembra dirci Manieri, non smettiamo di essere bambini, ma di essere Uomini.

Su tutto ciò, sulle storie che narra, domina Roma. Una città oscura e brutale, magica e grottesca, specchio ambiguo e contorto di ciò che chiamiamo Vita

Roma Special Effects

Roma Special Effects

07/12/2014

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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