Non faccio l'artista, sono un'artista. Questo vuol dire che mi sono liberata da tutte le sovrastrutture intellettuali e dagli stereotipi

Intervista a Maya Pacifico

Pur non conoscendo di persona Maya Pacifico, ne ho sempre apprezzato gli articoli critici e il suo instancabile impegno nella diffusione e nella comprensione dell’Arte Contemporanea, con un’attenzione particolare ai nuovi media.

A differenza di tanti parolai che conosco, a uno sguardo critico sottile e colto, Maya associa una grande capacità di generare Arte, con opere che partendo dai libri, l’impero della parola e del ragionamento, creano monumentali metafore del caos e della fragilità del nostro oggi.

 

Buongiorno Maya, chi sei ? Con che aggettivi come ti presenteresti a un estraneo?

Non faccio l'artista, sono un'artista. Questo vuol dire che mi sono liberata da tutte le sovrastrutture intellettuali e dagli stereotipi visivi e ho cercato dentro di me una dimensione spirituale più profonda, direi essenziale. Sono passata dal dire al fare e questa condizione ha coinvolto la mente e i sensi in modo molto più totale della scrittura. Così non posso fare altro che ciò che faccio. L'arte è tutta la mia vita, è la passione vitale che anima ciò che creo.

 

Quali sono le tue radici? Quanto del tuo passato, della tua vita vive nella tua Pittura? E quali pittori, sia del Passato, sia Contemporanei, senti più vicini?

Ho scritto di arte per molti anni, ho visto migliaia e migliaia di opere, le ho analizzate, criticate, valutate. Oggi il mio percorso è completamente a ritroso, in un certo senso parto da zero. Aver visto migliaia di opere d'arte mi serve per capire cosa non voglio fare e cosa non voglio essere. Non voglio fare qualcosa che è già stato fatto, non voglio minimamente esserne influenzata. Non ho maestri e non ho artisti che sento vicini: la mia è ricerca e non mi fermerò fin che non sarò soddisfatta dei risultati raggiunti.

 

Quali aspetti ami di Napoli? E quali odi? Come quella città contraddittoria influenza la tua visione del Mondo e dell'Arte?

Napoli è una città che ti può salvare oppure dannare l'anima. Qui dove anche nel sottosuolo è tutto un ribollire e rimescolarsi, dove tutto fluisce senza che si riesca a trattenere niente, che cosa c’è da dire oltre e nell’oltre di una città che sparge la sua carne disossata negli infiniti rivoli dissestati dei suoi vicoli, piccole strette maledette strade di un’anima “femminile” frantumata. Partenope è donna e racconta il dolore e il tormento di questa condizione. Le passioni si consumano nell’oscurità sfolgorante di un tempo illusorio, durano quanto il palpito di una pagina di libro bruciata. Napoli è il ventre in cui il fuoco distrugge e allo stesso tempo crea nuove forme.

 

Perché dipingi? Cosa ti spinge a raccontare te stesso con i colori e i pennelli?

Ho dipinto, ho creato sculture di carta, ho usato l'inchiostro, il piombo, la garza, il filo di ferro, la plastica, il tessuto, lo spago... il mezzo che uso non ha importanza. Ho fatto persino un'opera di Land Art intervenendo direttamente su un albero. Non è il talento o la capacità di arrivare a una soluzione tecnica e formale a fare davvero un'opera d'arte, qualsiasi materiale può servire allo scopo. La pittura ha una parte in quello che faccio ma non mi soddisfa pienamente. La pittura è troppo piatta e bidimensionale per realizzare ciò che sento e con le immagini è già stato fatto e detto tutto da centinaia di anni. Avevo bisogno di entrare di più nello spazio, di lavorare sul ritmo e sul volume... così ho iniziato a bruciare e tagliare pagine di libri e a creare delle sculture che sembrano prendere vita... sotto il soffio del vento.

 

Cos’è l’Arte? Una ribellione a ciò che ci rende meno umani? Un sezionare i propri abissi? La consapevolezza del tragico che ci accompagna ogni giorno? O reinvenzione della realtà?

L'arte va certamente cercata dentro se stessi. Non può essere provocazione, sarebbe troppo banale. L'arte è sicuramente il più alto livello spirituale dell'essere umano ma è allo stesso tempo qualcosa di pornografico. Perché fare arte è bello, perché ciò che abbiamo creato ci sembra bello. E perché ci sembra bello? Perché dietro ogni cosa bella c'è in agguato la morte. Perché la bellezza è tanto vicina all'orrendo. La bellezza esiste solo negativamente, come una specie di affermazione contraria della vicinanza della morte

 

Cos’è l’Ironia?

L'ironia è la libertà totale, l'indeterminazione che non si oppone al senso, al contrario di ciò che si crede, ma produce senso anche solo giocando con il disordine e l'aleatorio. L'ironia è strettamente collegata all'erotismo e non a caso vorrei citare “Etant Doneè di Duchamp: perché nuove diagonali di senso, nuove sequenze possono venire fuori dai flussi disordinati del desiderio, dallo sguardo del voyer che desidera. Il caso e il desiderio hanno un ruolo molto importante nel mio lavoro. Sono i moventi cui attingere per raggiungere la libertà.

 

Se la tua vita fosse una poesia o una canzone, quale sarebbe?

Sarebbe sicuramente una poesia di Rimbaud, ad esempio: Voyelles

 

L’Artista è più mago o sciamano?

Joseph Beuys diceva che tutti possono essere artisti. Lui è stato considerato una artista sciamano per la capacità di tirare fuori dagli altri qualcosa che non sapevano di possedere. Io a un certo punto della mia vita mi sono data il permesso di essere artista, in un certo senso mi sono concessa un grande privilegio.

 

Cos’è l’inquietudine? E la Leggerezza?

L'inquietudine è la ricerca della verità, un azzardo metafisico. La leggerezza è quella delle mie pagine bruciate e ritagliate che si muovono con il vento. Attirano lo sguardo e sembrano dichiarare: eccoci! Siamo vive!

 

L’Arte può ancora cambiare il mondo?

E' il mondo che cambia l'arte e non il contrario. L'arte può rispecchiare il proprio tempo e il mondo che la circonda. Ciò che non può più fare oggi è rappresentare il bello. La nostra è l'epoca della rivoluzione tecnologica, il benessere si misura dall'acquisto dell'ultimo modello di telefonino e non dall'acquisto di un'opera d'arte.

 

Perché i libri? Che senso ha bruciarli e riutilizzarli come materiale artistico?

In Fahrheneit 451 di Ray Bradbury da cui è stato tratto anche il film di Truffaut leggere o possedere dei libri era considerato un reato per contrastare il quale era stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume. Bradbury si è sicuramente ispirato al rogo dei libri perpetrato dal regime nazista e alla campagna politica di repressione attuata da Stalin. Nella sua coscienza si è fatta strada la consapevolezza della vulnerabilità alla censura e alla distruzione a cui sono soggetti i libri. Con l'avvento dell'era digitale e il diffondersi degli e-book e dei tablet stanno sparendo le biblioteche di tutto il mondo. Bruciando le pagine voglio attirare l'attenzione sul libro come oggetto e inventargli una nuova vita: se non riteniamo più opportuno leggere le parole stampate o tenere in mano il vecchio e pesante volume con il suo odore di cuoio, colla e carta invecchiata possiamo forse apprezzarlo sotto un'altra forma. Il fuoco non distrugge completamente ciò che è scritto ma preserva a caso delle frasi, dei frammenti in cui è possibile rintracciare un senso.

 

Progetti per il Futuro?

Ho partecipato a tutte le mostre a cui mi hanno invitata senza fare nessuna selezione, è stato molto divertente. Non amo le strategie che mettono in atto gli artisti accorti che valutano chi è il curatore e chi sono gli altri artisti che espongono. Per me l'arte è condivisione e dovrebbe arrivare al maggior numero possibile di persone. In questo senso Expo 2015 mi sembra un'ottima opportunità, si attendono visitatori da tutto il mondo e il fatto che ci sia una mia opera in mostra al Padiglione Italia vuol dire che avrò più visibilità che partecipando a una Biennale di Venezia. Inoltre il tema delle risorse energetiche, della sostenibilità e dell'alimentazione in un mondo destinato alla sovrappopolazione crescente mi sembra un tema molto importante su cui riflettere e lavorare.

 

Che prospettive ha l’Arte a Napoli? Può recuperare un ruolo centrale in Italia e in Europa?

A Napoli il sistema museale è di recente costituzione il che significa che è a malapena riuscito a fare adesso il punto sull'arte e gli artisti che hanno operato nel territorio negli ultimi decenni. Il ruolo cruciale nell'esporre e nel promuovere l'arte a Napoli è stato prerogativa delle gallerie private che hanno svolto un ruolo egemone fino alla fine degli anni novanta. La Metropolitana è stata una grande opportunità che è stata sfruttata adeguatamente: è di fatto un contenitore di opere d'arte di altissimo livello che ci viene invidiato da tutto il mondo. Purtroppo poco viene fatto per favorire uno scambio culturale con le altre realtà contemporanee, anche il museo Madre in questo senso si è rivelata una istituzione fallimentare. Napoli promuove soprattutto gli artisti locali, forse perché non ha sufficienti energie e risorse economiche per fare altro e quindi resterà sempre succube di una politica culturale periferica e provinciale.

 

Esiste un qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Ogni essere umano è eterno in ogni secondo della sua esistenza. L'intervista che sto scrivendo in questo momento, seduta alla mia scrivania, in questa stanza affacciata su un mare in tempesta, l'ho scritta e la scriverò per tutta l'eternità, con questa tastiera, guardando lo schermo luminoso del computer, in circostanze del tutto simili. E questo vale per ognuno. C'è una conclusione matematica che concede a ognuno non solo l'immortalità ma anche l'eternità? L'opera d'arte non è eterna, nel tempo esiste l'uomo e la sua creazione, finito l'uomo continua l'infinito.

22/03/2015

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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