Se vi è un’artista e fotografa multiforme, questa è Lisa Borgiani. Ha cominciato dai reportages, avendo parecchi amici che li fanno di mesti

Intervista a Lisa Borgiani

Se vi è un’artista e fotografa multiforme, questa è Lisa Borgiani. Ha cominciato dai reportages, avendo parecchi amici che li fanno di mestiere, vi assicuro che per scattare quel tipo di foto serve fatica, sacrificio, dedizione e occhi, per poi passare ad una sperimentazione che, a suo modo, attualizza le ricerche rinascimentali sulla città ideale.

 

Ora è concentrata sull’autoritratto e sulla rielaborazione delle visioni di Piranesi: il primo tema, il liberarsi dalle maschere per svelare il proprio io profondo è un atto di coraggio.

Il secondo è un riflettere sul mondo attuale. Piranesi, con i suoi capricci, le carcere e le visioni di Roma, non vuole rappresentare.

 

La prospettiva non costruisce lo spazio, ma i modi in cui l'architettura può essere sognata. Il desiderio domina sulla ragione. Le immagini non risultano frammenti di passato o visioni congelate del presente, ma dispositivi ludici che utilizzano ricordi e sogni.

Piranesi anticipa la società dello spettacolo e del virtuale e contemporaneamente ne critica la potenza ipnotica e alienante. E con le sue rielaborazioni, Lisa recupera e attualizza l’energia eversiva, contro il conformismo del senso comune.

 

Ciao Lisa, chi sei ? Come ti descriveresti ad un estraneo?

Sono un’artista.

 

Sei veronese… Quanto dell’anima e dell’atmosfera della città vive nella tua ricerca artistica?

Sono molto legata alla mia città, qui ci sono i miei più bei ricordi e le persone che amo.

 

Se dovessi accompagnare un turista in una visita “originale” e non scontata di Verona, dove lo porteresti?

Nel mio studio a vedere le mie opere!

 

Abbiamo una cosa in comune…. Entrambi siamo vissuti in Irlanda. Cosa ti ha colpito di più di quella esperienza ? Cosa ti porti dietro di quella terra e dei suoi abitanti?

La Guinness... la pioggia, la solitudine.

 

A cosa ti senti più vicina… Dublino o Connemara ? Belfast o Donegal?

Cliffs of Moher, la potenza delle “scogliere della rovina”.

 

Come hai scoperto di essere fotografa?

Ho fotografato con estrema convinzione per diversi anni, volevo diventare reporter. In realtà poi sono stata scoperta per caso da Massimo Nidini, devo a lui l'inizio della mia carriera artistica e con lui ho proseguito poi un percorso diverso.

 

Perché il reportage? Cosa lo differenzia dalle altre espressioni fotografiche? I suoi scatti sono testimonianze o giudizi?

Quando nel 2002 ho iniziato i miei reportages in Bosnia e in sud America ero alla ricerca di situazioni insolite. Fotografavo prevalentemente le facciate e gli interni di architetture distrutte dalla guerra in Bosnia e villaggi sperduti in sud America; volevo immortalare ciò che sentivo nel vedere quel diverso che non avevo vissuto, direttamente quella era la mia ricerca del tempo.

 

Perché crei? Che ti spinge a dar forma ai tuoi pensieri ed emozioni?

E’ l'unico modo in cui riesco ad esprimermi.

 

L’incontro con Massimo Nidini… Come è nata l’idea di fondere pittura e fotografia?

Per gioco e curiosità. Il gioco poi si è fatto serio e da li è nata la nostra ricerca su linguaggi diversi.

 

La pittura tradizionale, nel nostro mondo contemporaneo, ha ancora senso? Oppure pennelli e colori saranno sostituiti dai pixel e software? Oppure la terza via che proponi può essere la sintesi che rappresenta alla perfezione la condizione dell’Uomo contemporaneo?

Per me il mezzo conta solo in parte.

 

Cos’è l’Arte? Una ribellione a ciò che ci rende meno umani? Un sezionare i propri abissi? Lo svelare ciò che vogliamo nascondere a noi stessi?

L’Arte è una complessa storia d'amore che va vissuta fino in fondo.

 

Perché nella sperimentazione che avete compiuto tu e Nidini vi siete concentrati sul tema della Città ? Cosa rappresenta per te lo Spazio Urbano ? Una metafora dell’Ordine, figlio della Ragione, o il fascino caotico del divenire?

La nostra è stata una ricerca che ci ha uniti fin da subito, un legame profondo che ha voluto indagare sull'origine delle forme architettoniche astratte per poi arrivare ad una sorta di architettura magica, dove le linee e le forme si fondono e confondono, dove è impossibile scoprire dove inizia una città e dove l'altra, proprio come il confine tra fotografia e pittura.

 

Cos’è per te la Bellezza? Che ruolo ha nel mondo e nella vita dell’Uomo?

La Bellezza è Luce e mistero, unica salvezza per l’uomo.

 

Cos’è l’Ironia? L’esprimere idee che violano la censura dei tabù sociali? Lo svelare le maschere che ci costruiamo ogni giorno?

E’ una tecnica di sopravvivenza.

 

Come hanno reagito le università americane dinanzi ai tuoi progetti artistici? Stupore o entusiasmo? Negli USA esiste la separazione netta che c’è in Italia tra sapere umanistico e scientifico?

Le università americane sono molto aperte a sperimentare progetti in cui vedono nuove idee. Tutt'ora sto avviando un nuovo progetto con l’University of Georgia. Trovo ci sia molto da imparare...

 

Hai una notevole esperienza espositiva all’estero… Che differenza hai trovato, rispetto alla realtà italiana?

Musei e istituzioni pubbliche, in particolare in Germania sono molto aperte e sostengono con grande impegno artisti emergenti.

 

Carlo Pelanda… Come la sua riflessione intellettuale ha influenzato la tua sperimentazione?

Il suo pensiero ha costruito una parte fondamentale del mio percorso. Le sue riflessioni e il suo modo di vedere le cose hanno influenzato molto le mie creazioni. Un incontro importante.

 

“Dynamic Cities”… Quanto del Futurismo è vissuto in quella mostra? Ha rinnovato i sogni di Sant’Elia e di Boccioni?

Sicuramente le ricerche artistiche sulle architetture rinnovano le idee del passato. In realtà io e Massimo non ci siamo mai voluti rifare ad alcuna corrente artistica, anche se l’artista è inevitabilmente influenzato dalle precedenti esperienze.

 

La tragedia della cultura italiana è la perdita dell’Utopia e del sogno del Progresso… Sottoscriveresti questa frase?

La sottoscrivo così: la paura della cultura italiana è di perdere l’Utopia e il sogno del Progresso. Ma siamo ancora in tempo.

 

Il Post Moderno è morto?

E’ mai nato?

 

Perché Piranesi? Cosa ti ha spinto a confrontarti con le sue incisioni?

Piranesi è un grande interprete delle architetture romane.

La mia idea è stata quella di proseguire il lavoro di fusione tra antico e moderno in modo più surreale, aggiungendo un pizzico di esuberanza e di caos architettonico.

L’idea è stata quella di ricostruire Roma come una città di rovine in forma moderna prendendo spunto in particolare dai suoi archi romani, che ho paragonato e sovrapposto a “bocche aperte”.

 

Il reinterpretare un’opera pittorica “canonizzata” dalla tradizione è un tradimento, un’attualizzazione o una riscoperta del suo valore sovversivo originale, svuotato dall’abitudine?

Per me sono omaggi a grandi artisti del passato. Piranesi sarebbe stato felice.

 

L’Artista, secondo te, è più mago o sciamano?

L’artista è un alchimista alla conquista della pietra filosofale

 

Per te, cos’è l’inquietudine?

E’ ossessione.

 

Il sonno della ragione genera mostri o percezioni più ampie del Reale?

Penso all’opera di Dalì “Il sonno”.

 

Il sonno era tra le sue ossessioni più ricorrenti, una liberazione dalla coscienza degli orrori.

 

In questa società, in cui il potere nasce dal controllo dei media, esiste ancora il libero arbitrio?

A maggior ragione esiste, bisogna solo saper leggere.

 

Nulla di più complicato del ritrarre una persona: è un duello tra il Pittore ed il Soggetto rappresentato. L’artista, con il suo sguardo e la sua tecnica, cerca di andare oltre le apparenze, per carpire la vera essenza di chi gli è davanti. Il Soggetto, invece, vuole rendere eterna la sua maschera, con cui ogni giorno si presenta dinanzi al Mondo. Uno scontro di volontà, dall'esito aspro ed incerto.

Nei duelli, per vincere, per lanciare la stoccata finale, spesso si deve rischiare di farsi ferire dall'avversario, aprendo la propria guardia. Così il ritrattista, per rompere il velo di Maia, per rubare l'anima di chi gli è davanti e renderla Forma, deve cedere ai colori parte della propria. Che pensi di tale definizione?

Quanto del tuo Io, della tua condizione esistenziale, proietti nelle foto e quanto strappi al Soggetto?

In questo caso il trucco sta nel convincere l’avversario a diventare il tuo più grande alleato.

 

Perché l’Autoritratto? E’ una forma di auto analisi, uno svelarsi agli altri per comprendere meglio se stessi?

Questa è la vera lotta, richiede una lunga preparazione. Quando sei pronto combatti. E così è stato per me, ero pronta per combattere perché sicura di vincere.

 

Cos’è la sensualità?

Non lo so bene…so che è qualità rara.

 

L’Uomo è ancora misura di tutte le cose?

Mah… nell’era della tecnica forse sempre meno… o no?

 

Quale è il tuo metodo di lavoro ? Da dove nasce la tua ispirazione ? Come la rendi forma e sostanza?

Si tratta di visioni che vogliono cambiare la percezione “normale” delle cose per creare nuovi quesiti e dubbi.

 

Come potrebbe evolvere l’Arte Digitale? Le sue nuove frontiere?

Animazioni video e 3D sono sperimentazioni che stanno influenzando molto l’arte.

 

Secondo la tua esperienza, Fotografia e Arte Digitale in Italia come sono considerate? Sorelle minori dei linguaggi tradizionali? Oppure si sta sviluppando nei galleristi, nei critici e nei curatori una nuova sensibilità?

Le gallerie d’avanguardia propongono sempre più nuovi linguaggi. E’ molto interessante vedere come l’evoluzione della fotografia stia compiendo enormi passi anche in Italia.

 

Benjamin, ne “L’opera d ' arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” affermava come la riproducibilità avesse distrutto “l’aura” dell’opera d’arte, concepita come qualcosa di irripetibile che era presente nelle opere antiche, un qualcosa di originario che ne garantiva l’autenticità, proveniente da manipolazioni tecniche che gli dovevano apparire ogni volta uniche e non totalmente imitabili e dal fatto che l’espositività dell’opera, quella che oggi si chiamerebbe la sua fruizione, era limitata a pochi, non percepita come oggi da ognuno e ovunque, come accade per ogni immagine che sia realizzata in serie.

Che ne pensi di questa posizione? E’ puro onanismo mentale? Oppure, come è possibile garantire l’unicità di un’opera d’arte, in particolare delle foto, nell’epoca di Internet?

Quando creo non mi pongo il problema della fruibilità. Per il resto ci sono gli avvocati

 

Il tuo rapporto con il Cyberpunk?

La percezione dello spazio virtuale mi affascina molto, in un certo modo è legato al mio prossimo progetto, una cybercity metafisica ispirata al classicismo.

 

Progetti per il Futuro?

Molti. Intanto il 3 marzo inaugurerò la mostra MULTIPLICITY al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, un omaggio a Massimo Nidini.

 

Se ti avesse chiamato Sgarbi alla Biennale, avresti accettato?

Credo di sì.

 

La tua poesia preferita?

“Emozioni” di Lucio Battisti e “Vivere” di Vasco Rossi.

 

Esiste qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Resta ciò che abbiamo fatto.

 

Sito di Lisa Borgiani: www.lisaborgiani.com

11/02/2012

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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