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Elisa Ciregia aka Dorian Rex artista digitale dal 2004.
IT - Dorian (Elisa Ciregia) nata a Verbania, classe 1982, si fissa sulla manipolazione malata e incontrollata di foto di soggetti/oggetti indipendenti semanticamente ma che la sorprendono e che quindi deve necessariamente mettere insieme per rispondere a una necessità interiore inspiegata e urgente. Laurea Triennale in Informatica Umanistica, laureata in Grafica Interattività e Ambienti Virtuali presso l'università di Pisa.
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Dorian: Iperuranio inconscio e virtuosismo tecnico
di Marco Fioramanti
In quello spazio platonico di là dal cielo dove risiedono le “Idee”, è là che l’anima di Dorian mantiene viva la memoria.
È là che si contempla l’intima essenza delle cose prima del loro volgersi al sensibile, per divenire pluriforme immagine, corpo, verbo. Una sua opera s’intitola infatti io fu’ già quel che voi sete, e quel ch’i’ son voi anco sarete e richiama alla memoria il senso stesso dell’immortalità dell’anima e del ciclo di infinite rinascite.
Il mondo dell’artista, tutto digitale, tocca le questioni fondamentali dell’esistenza umana. È fatto di icone e di mistero, di attrazioni e re-pulsioni, di silenzi e di emozioni, nelle quali appaiono forti i segni degli archetipi come la Morte (Mors, Stranger) - la morte bergmaniana del “Settimo Sigillo”, dal mantello nero e il volto algido e umano ancora vivo - la Rivelazione, le Profezie, la Rinascita.
Nell’opera Menfrom Thesky osserviamo statue che scendono in fila indiana dalla scalinata del cielo; scrive Platone nel ‘Fedro’: “le anime sono come cocchi alati che procedono in schiere dietro ai carri degli dèi”.
L’opera omnia di Dorian è una sorta di Giudizio Universale, a partire dall’origine del mondo, le cui partiture e i cui riquadri scandiscono le fasi dell’essere nel suo divenire: volti di uomini e donne metamorfosati, scene di maternità, simbologie alchemiche, preghiere e annunciazioni, atterramenti e apparizioni tra sacro e profano.
Tutte queste immagini rimandano direttamente al Mito, sotto forma di racconto. Le tante, eccellenti, sovrapposizioni digitali permettono al fruitore un viaggio attraverso la storia e la geografia, le scienze esatte, la natura e le cose inanimate. Ovunque traspare lo studio attento della luce che crea affabulazione magica, sia in bianco/nero virato seppia/rosso-bruno/verde-marocco siano atmosfere incandescenti rosso-fuoco.
L’intreccio narrativo di queste immagini - ognuna delle quali compiuta in sé - ci fa sentire come dentro a un film di Andrej Tarkovskij (“Lo Specchio, in particolare). In quelle atmosfere oniriche e irreali, in quelle carrellate lentissime del regista russo io vedo infinite opere di Dorian scorrere e sfogliarsi in dissolvenza: odo il respiro, a volte tronco a volte prolungato, dei suoi personaggi (Sandman e Sandman I, Daphne) chini verso il basso - narcisi, il volto sopra l’acqua, ‘a rimirar le stelle’; sento il vento che sibila e soffia veloce sulle acque gelide di un fiume nordico (Devil’s Bridge); resto incantato dall’apparire improvviso di un nudo femminile da forme geometriche di leonardiana memoria (Rivelazione, Rivelazione I e II) e proprio qui, da queste immagini, mi rendo conto, mi convinco che proprio di ‘rivelazione’ si è trattato.
(maggio 2009)