Il titolo L'interruttore del buio è nato dall'idea che l'istituzione totalizzante del manicomio ha annullato e spento, un po' come un interruttore, migliaia di persone. La logorante e involutiva vita del manicomio, con i suoi ritmi sempre uguali, anonimi, amorfi e ritualizzati è stata fino al 1978 anno dell'approvazione della Legge 180 detta Basaglia - una sorta di lager dove il malato mentale veniva confinato lontano da tutti.
Gli veniva tolta ogni forma di dignità, di contatto umano. I rapporti con l'esterno non erano più possibili; grate, sbarre, reti, dividevano il “normale” dal matto. A distanza di trent'anni, quelle strutture ormai fatiscenti trasudano ancora lacrime e urla strazianti, placate dalle inumane terapie elettriche.
Tra mura screpolate, finestre in frantumi, resti di passato, di vite, ho intrapreso un viaggio fotografico alla riscoperta di una verità molto spesso taciuta, una verità che la mia generazione non ha vissuto e quindi non conosce.
Leggendo “il grafico metrico della mortalità ospedaliera” inciso con forza sul muro si legge che il 50% dei decessi dentro quelle mura è: “per odii e rancori personali provocati o trasmessi” si è così catapultati dalla dimensione onirica e fantastica di “onde gamma, alimentazione a raggi magnetici” e di notizie “che paiono strane ma che sono vere” alla voglia di comunicare che ha guidato per 12 anni la mano di un poeta, di un artista di un uomo negato.
vuole essere un operazione artistica dove mettere in relazione con l’uso della fotografia i “deliri visivi” quattro personaggi che vogliono essere l’alterego dell’ “artista incisore” Nannetti Oreste Ferdinando.
La Bambina; l’innocenza, la fanciullezza che riesce a “vivere” il reparto psichiatrico giudiziario Ferri con spensieratezza, reinventando spazi dove giocare. Con la curiosità tipica dei bambini osserva il graffito come un grande disegno, toccandolo.
Il Poeta; la sensibilità dell’artista, il “travaglio” creativo. Un poeta per capire, per tradurre, ciò che il graffito rivela tra segni apparentemente indistinti. Il poeta/Nannetti nasconde tra le pieghe del graffito i suoi racconti, scava in se e lascia notizie “che paiono strane ma che sono vere”. Nascono così le parole.
L’Artista; nella sofferenza e nella privazione della libertà l’artista/Nannetti trae ispirazione per raccontarsi per creare un opera che vorrebbe essere immortale, traccia di se. L’alterego inconsciamente crea suggestioni visive “cattura” l’energia che Oreste ha lasciato in quei luoghi attraverso il “sistema telepatico”.
L’Ultimo Ospite; Tullio un anziano signore che da quasi 60 anni vive la “follia” ed abita quei luoghi e ormai istituzionalizzato ritorna a pulire ciò che chiama “il podere”. Il collegamento tra Nannetti e la follia. L’unico personaggio presente nel DVD reale, un “vero malato” . Sopravvissuto alla grande guerra scoprono che Tullio si è ammalato ed è costretto a vivere nel manicomio prima nelle strutture protette poi . Tullio è non solo ciò che potrebbe essere N.O.F 4 se fosse ancora vivo ma è il collegamento tra il passato e il presente.