![]() |
L'opera di Gianguido Oggeri Breda
All'interno di un percorso intenso di ricerca si sviluppa il lavoro artistico di Gianguido Oggeri Breda: in esso si concatenano i risultati e vengono suggeriti i passaggi successivi attraverso fermenti evolutivi tutt'altro che lineari. La sua figurazione trapela frammentata, contaminata e penetrante così da sembrare costretta e insieme dinamica all'interno di un contesto visivo densamente materico e coprotagonista. Perchè infatti i suoi volti, sottoposti a scanner, diventano un "unicum" con terra, sassi, petali, lanuggine e altri materiali scansionati, nell'ambito di un processo che ha come risultato una rielaborazione complessiva che evoca l'immagine umana senza caratterizzarla, semmai simboleggiandola.
Alla base di ognuna delle opere c'è un lavorio di scansione di materiali solidi o liquidi; Oggeri Breda quindi parte dalla concretezza materica e sta percorrendo una sua strada dove il lirismo accompagna una ferma volontà di fare, di cambiare, mettendosi in gioco come uomo e come artista. |
Gianguido Oggeri Breda vive e lavora ad Agliè, in provincia di Torino; ha frequentato l'Istituto d'Arte, conseguendo il diploma nella sezione arredamenti, per poi occuparsi di grafica e design. Nel 2003, con il fratello Sandro, fonda la PTAH s.n.c., studio di grafica che opera per alcuni anni nell'area del Canavese e di Torino, collaborando soprattutto con studi di architettura e urbanistica.
All'attività più prettamente grafica (rivolta in particolar modo all'editing e all'impaginazione di elaborati e brochure) si sono affiancati un poco per volta una serie di lavori indirizzati in modo specifico al mondo dell'arte digitale, e realizzati prevalentemente utilizzando le possibilità di reinterpretazione dell'immagine offerte dallo scanner.
Conclusa l'esperienza con la PTAH, ma mantenute comunque le collaborazioni in ambito urbanistico e architettonico, i campi di interesse si sono estesi alla composizione di cataloghi e monografie, oltre che alla progettazione di elementi grafici per il web, rivolgendo in particolare l'attenzione al mondo dell'arte.
Dal 2008 i suoi lavori sono stati esposti in gallerie d'arte a Roma, Napoli, Palermo, Menaggio (Como), Firenze, Torino e presso la Pinacoteca Civica di Imperia; dal 2009 collabora stabilmente con l'associazione culturale Ariele, a cui fa capo l'omonima galleria.
L'attenzione dell'artista, dopo le prime esperienze pittoriche (una serie di acquerelli e tavole a tecnica mista le cui rielaborazioni digitali sono confluite nella mostra remixed), si è rivolta all’utilizzo dello scanner come mezzo improprio di ritratto, indirizzando le proprietà di trasfigurazione dello strumento alla ricerca della zona di penombra tra visione e inquietudine; in questa fase la materia (pietre, vegetali, plastica, cartone, legno) diventa strumento di indagine dei volti e dell’anima, per una serie di opere presentate a Torino nel 2007 con il titolo tra sogno e inquieto.
In questo percorso, complici gli studi di architettura e la lunga collaborazione con uno studio di urbanistica, si inserisce il progetto urbanaurea: una serie di scansioni in cui il cartone si trasforma in una sorta di crosta (terrestre?) sulla quale cercare le tracce del periodo d’oro di civiltà ormai perdute, le loro città, le loro strade.
Nessuna delle strade artistiche intraprese può ad oggi considerarsi arrivata ad un immaginario capolinea, nemmeno quelle riferite a lavori già presentati al pubblico; si tratta di una “famiglia” di esperienze che, a partire dal comune denominatore rappresentato dallo scanner, si evolve continuamente, utilizzando e perfezionando elementi e scoperte di un determinato progetto all’interno di un altro lavoro.
Nel 2009 l'utilizzo dello scanner si sposta dai volti (non prima di una breve "auto-indagine" le cui immagini confluiscono nella serie egoplasma) ai corpi; una nuova macchina, con una differente profondità di campo, è il mezzo che fà da tramite alla creazione degli erotoplasmi, nudi femminili immaginati in un'altra dimensione, quasi ripresi di nascosto, da occhi che riescono a percepire le ombre (e le luci) che solitamente restano appartenenti a mondi "altri"; donne fantasma incapaci di abbandonare il ricordo dei piaceri di vite passate.
Dal 2010, complici gli incontri con la pittrice Stefania Quartieri e, poco dopo, la nascita del sodalizio (artistico e nella vita) con la fotografa Rosaria Di Dio, l'attenzione si sposta di nuovo agli oggetti e ai materiali, usati questa volta non per svelare e scavare volti ma per raccontare momenti, percorsi, brani di vita: prendono forma il progetto stanze e il ciclo i diari di cloride.
L'interesse per il mondo vegetale, attraverso la rielaborazione di alcuni "scatti" non utilizzati per il ciclo di "tra sogno e inquieto", porta anche alla realizzazione della serie breve intitolata driadi.
Sempre con Rosaria Di Dio, nello stesso anno, si definiscono i contorni del Rosahibrida project, spazio comune di indagine che sovrappone la fotografia alle possibilità espressive dello scanner: un nuovo ermafrodita artistico muove i primi passi.